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:: NORME & LEGGI
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Novità 2011: cosa cambia nell’Iva
Novità in arrivo per chi possiede
una partita Iva: dal
primo gennaio 2010 (ma con
ulteriori conseguenze anche sull'Iva
2011) sono cambiate infatti
alcune regole fiscali per i soggetti
che svolgono operazioni all'estero,
nell'ambito dell'Unione Europea.
Le modifiche riguardano
nello specifico l?articolo 7 del DPR
633 del 1972, o Testo Unico Iva,
con riflessi che si concentrano
non solo sulla liquidazione, ma
anche sulle comunicazioni annuali
dell'Iva, sulla dichiarazione
Iva e sui modelli Intrastat o comunicazione
delle operazioni con i
Paesi inclusi nella black list. La
Direttiva Europea 2006/112/CE
ha modificato in particolare il criterio
di identificazione territoriale del
soggetto obbligato al versamento
del tributo Iva, basandolo prima di
tutto sulla tipologia dei beni e dei
servizi offerti, e stabilendo in secondo
luogo quali saranno i soggetti
che devono pagare il tributo,
quali potranno richiedere il rimborso
dell?Iva che è stata pagata
in altri Paesi UE o dell?Iva che
viene pagata in Italia da soggetti
non residenti.
Vediamo allora il quadro dove
muoversi per capire chi deve pagare
l?imposta con indubbi risvolti
in merito alle modalità di fatturazione
e autofattura.
I casi interessati dalla nuova normativa
sono diversi, e vanno dalle
prestazioni business to business,
anche dette B2B (ossia tra soggetti
titolari di partita Iva che
hanno la residenza in due Paesi
diversi della Comunità Europea),
alle prestazioni business to consumer,
anche dette B2C (ossia tra
titolari di partita Iva e persone fisiche,
per le quali tendenzialmente
avrà rilievo il luogo di
domicilio fiscale del soggetto che
eroga la prestazione).
La novità più importante, è che si
abbandona il luogo di utilizzo
della prestazione come criterio
principale di identificazione del
soggetto che deve emettere autofattura.
Questo principio si continuerà
a utilizzare solo per alcuni
tipologie di prestazioni di servizi,
come il noleggio di breve termine
di mezzi di trasporto, o i servizi di
telecomunicazione e di tele radiodiffusione.
Il criterio generale (e vedremo
anche residuale perché da applicare
in tutte le altre fattispecie non
identificate autonomamente dal
legislatore) definito nell?articolo 7-
ter del DPR n.633 del 1972 impone
che l'autofattura venga
emessa dal soggetto committente
al fine di cercare di tassare l?operazione
nel luogo di effettivo consumo.
Questo nel caso di
prestazioni generiche il cui committente
sia un soggetto passivo
di imposta; altrimenti, nel caso in
cui il committente sia una persona
fisica non titolare di partita Iva, a
determinare il pagamento di quest'ultima
sarà il luogo in cui risiede
il prestatore del servizio.
Il legislatore fiscale interviene
però anche identificando alcune
specifiche tipologie di servizi che
seguiranno dei criteri alternativi e
che sono chiaramente identificate
all?interno di appositi articoli del
Testo Unico Iva.
L?articolo 7-quater, lettera a, riguarda
i servizi relativi ai beni immobili
(compresi i servizi ausiliari,
se cosi li vogliamo chiamare,
come le perizie o simili) per i quali
conterà il Paese ove l?immobile è
ubicato, e non il soggetto acquirente,
committente o prestatore
che sia.
Successivamente lo stesso articolo,
alla lettera b, prende in considerazione
le operazioni che
hanno ad oggetto il trasporto tra
soggetti residenti nella Comunità
Europea: in questo caso avrà rilevanza
non lo status soggettivo dei
soggetti coinvolti nel trasporto,
bensì la distanza percorsa nello
Stato di partenza e nello Stato di
arrivo.
Per le prestazione di ristorazione
e catering il Paese, e quindi il soggetto
che dovrà accollarsi l?onere
del pagamento dell'Iva, sarà
quello in cui effettivamente il servizio
è consumato e quindi possiamo
dire che ritorna il vecchio
criterio del consumo.
Anche ai fini dei servizi connessi
alla locazione e al noleggio a
breve termine di mezzi di trasporto
nell?ambito della UE, il legislatore
ha stabilito è irrilevante
lo status del soggetto, così come
lo è nei contratti di leasing e locazione
finanziaria di mezzi di trasporto.
Tuttavia è necessaria una
precisazione: prima ho esplicitamente
fatto riferimento al noleggio
di breve termine e non a quello di
lunga durata, il cui trattamento Iva
è infatti diverso e dipende dal
Paese nel quale risiede fiscalmente
il committente, mentre nel
caso in cui il mezzo sia locato a
un privato, rileverà il Paese del
prestatore del servizio.
In seguito lo stesso articolo 7-ter
e 7-quater disciplinano le tipologie
di servizi culturali, educativi, sportivi,
artistici scientifici ed anche
eventuali fiere espositive indicando
come criterio di scelta del
Paese ove l?imposta è dovuta
quello dove la prestazione è materialmente
eseguita, anche se
talvolta questo criterio non è facile
da identificare con chiarezza per
via dell?immaterialità connessa a
diversi servizi, ma che l?Agenzia
delle entrate spesso ha chiarito
con circolari e risoluzioni ad hoc.
A cura del
Dott. Vittorio
Console
Tributarista,
Revisore Legale
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Piccole e medie imprese locali: solo l’unione può salvarle dalla crisi
Il pullman della S.I.R.A. era l'unico
mezzo pubblico a disposizione
per gli abitanti del “nuovo”
quartiere chiamato Talenti. Dalla
Nomentana saliva per la settimana
Incom. Allora ancora non esisteva
il 37 né il 136, l?inizio di viale Ionio
non era neanche asfaltato e si
chiamava semplicemente “vialone”.
Parliamo di quarantacinque
anni fa, quando da via Tosatti si
vedevano i palazzi di via Arturo
Graf perché su via Ojetti non c'era
niente.
Degli sprazzi di vita di Montesacro
che segnano un percorso che arriva
fino ad oggi, momento in cui il
nostro Municipio ha già una storia
che potremmo definire consolidata,
densa anche di sofferenza e
fatti tragici di sangue, legati alla
politica, ad un'epoca di violenza e
droga diffusa, negli anni ?70 e ?80
di una generazione cresciuta a
pane, Avanguardia Operaia, Ordine
Nuovo, Lotta Continua e
Linea, che oggi vede molti di questi
essere degli imprenditori di
mezza età.
Oggi il nostro Municipio è una
delle 20 città più grandi d'Italia, somiglia
più ad un dormitorio, nel
quale non esiste un'industria, non
c'è una grande azienda capace di
creare un indotto, non c'è un ospedale,
esistono palazzi, palazzi e
palazzi, alcuni mercati e qualche
centro commerciale, uno dei quali,
Porta di Roma, enorme, ha inciso
negativamente in modo molto forte
a livello di impatto economico sul
commercio di vicinato, facendo
saltare degli equilibri che erano già
di per sé precari.
Alla luce di questo fatto, chi ha
progettato questi centri non ha
previsto degli interventi compensativi
sulle piccole e medie imprese
locali per garantirne la
sopravvivenza.
Ultimamente poi, l?attuale amministrazione
ha applicato un aumento
della tassa di occupazione del
suolo pubblico del 35% retroattivo.
Questo è un fatto gravissimo, non
solo per l'importo in denaro, ma
soprattutto per il fatto che coloro
che dovrebbero favorire lo sviluppo
delle piccole e medie imprese,
operano in senso
esattamente contrario, dimostrando
un?incoerenza assoluta.
Le PMI del territorio, circa 7000,
delle quali 5000 commerciali ed
artigiane, più i professionisti, si trovano
tutte più o meno nelle stesse
condizioni: stanno erodendo il patrimonio
familiare. Ma quel che è
peggio non assistono ad una strategia
di sviluppo efficace. Non si
sta prendendo il toro per le corna,
cosa che dobbiamo fare invece
noi imprenditori, creando dei distretti
economici locali, combattendo
di fatto contro un sistema
che rema contro, in particolare
quello bancario, che ha avuto l'input
specifico di non finanziare le
PMI, perché a rischio, poiché nel
medio termine, a detta loro, sono
destinate a chiudere.
Così lo Stato non investe, non
adegua il fabbisogno in base alla
possibilità di contribuzione delle
PMI, non paga regolarmente le fatture.
Le banche invece prendono i
soldi delle nostre famiglie e li investono
dove vogliono, lasciando
morire le nostre piccole imprese,
la pressione fiscale aumenta, indipendentemente
dalla capacità
contributiva.
L'imprenditore locale che ancora
non ha capito questa situazione, o
ha chiuso o chiuderà. A meno che
non si dia da fare in prima persona
per salvare la sua azienda, associandosi
agli altri imprenditori, dandosi
da fare, coordinando i propri
vicini, creando un nucleo di
aziende organizzato per ogni
zona, che ottimizzi gli investimenti
nella comunicazione e nei rapporti
con le confederazioni sindacali e
gli enti locali, per accedere a Confidi,
finanziamenti ed agevolazioni.
D?altra parte come dicevano i Pink
Floyd al termine di una canzone di
The Wall: “toghether we stand, divided
we fall“, insieme restiamo in
piedi, divisi cadiamo!
Giulio Credazzi
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